Andrea Cangini

Direttore di QN - QUOTIDIANO NAZIONALE - 22 Novembre 2015

Tra la storia della nascita dell’Europa, il concetto o il valore che essa rappresenta per noi oggi e lo sguardo verso il futuro coi piedi sull’orlo del baratro Andrea Cangini, giornalista e direttore del Quotidiano Nazionale introdotto da Francesco Spada, il 22 novembre 2015, nell’Aula Magna del nostro Collegio Torleone apre l’inaugurazione dell’Anno Accademico su un tema che apre le più aperte, diversificate e difficili opinioni e pronostici (speranze e delusioni) sulla nostra condizione di cittadini europei.

Il quesito più impegnativo che ci porta fino alle radici della storia europea è: “Esiste una coscienza europea che ci permetta di usare l’aggettivo nostra quando parliamo di Europa?”.

L’unione degli stati nazionali scaturisce dalla debolezza, dalla divisione e dalla paura congenita che l’orrore delle due Guerre Mondiali lascia come eredità a vinti e vincitori: le fondamenta dell’Europa unita in cerca di una ardua pacificazione sono edificate sui pilastri mutevoli dell’economia, non sui valori. O almeno, se in principio ci si rifaceva a valori condivisi, ora non è più così. Un enorme potere, quello economico, stringe nella sua morsa le entità nazionali; il potere da sempre risieduto nei Parlamenti e nelle monarchie statali rifiorisce nelle mani di un élite tecnocratica. La creazione dell’Europa è fatta sull’ignoranza e l’inconsapevolezza della popolazione.

La stessa inconsapevolezza ritorna alla firma del “Fiscal Compact” del 2012: non c’è dibattito pubblico! In nome della sicurezza, delle garanzie e dell’unione si perde l’identità. All’interno della creazione dell’Europa, e vale allo stesso modo all’interno degli stati nazionali, la responsabilità è il fattore chiave: non è in nome dell’unità dell’Europa che si può tralasciare la responsabilità, in questo modo non si crea nessuna identità europea ma solo un’invisibile potere che cerca l’ignoranza per estendersi a livello capillare, inesistente perché non percepito, così come la coscienza comune di concittadini dell’Europa.

Esiste un imprinting identitario europeo? Apparentemente esisteva forse, ma il desiderio di dare vita a un potere economico e la ricerca di una sicurezza sempre più necessaria ma apparente e gravosa ha estinto le radici culturali e religiose giudaico-cristiane. La “dea-ragione”, oggi l’economia, non può sostituire l’identità insita nell’uomo del clima culturale e religioso in cui vive: non è questione di fede o ateismo, di scienza o di senso di umanità: il passato, cioè le fondamenta di ognuno, ci sorregge e eliminandolo restano solo due prodotti tra le macerie di questa reazione di chimica umanitaria: la superstizione e il vuoto dell’ignoranza e dell’inconsapevolezza. 

Credere, sperare, sognare … Una parabola della volontà che ci vede oggi sempre più sfumati nella convinzione che vivere il “villaggio globale” (McLuhan) sia essere cittadini del mondo senza però ricordarsi che la parola cittadino porta con se’ valori immensi. Libertà e laicità, se estremizzate, ci portano a svuotare quel complesso di relazioni che potrebbero fare degli Stati una vera Comunità. 

L’Europa è facilmente attaccabile dal terrorismo perché è priva di identità: non ha valori comuni per cui combattere e mostrare la sua integrità. 

Bisogna ora chiedersi se esiste anche un’identità geografica oltra che antropologica e culturale. Sempre più spesso, e il caso della Turchia ci offe lo spunto di riflessione, l’Unione Europea estende i suoi confini senza che vi sia una vera integrazione del nuovo Stato subentrante; non esiste un’omogeneità di culture così forte da poter, da un giorno all’altro, annettere una cultura millenaria alle radici dell’Occidente. Non si tratta solo di un problema politico, geografico, sociale: l’Europa è nata e si sta sviluppando come un trattato di economia, un patto nell’interesse comune senza un valore che solidifichi inestricabilmente ogni parte della “vera Europa”.

Concludendo, l’dea che noi abbiamo dell’Europa è eterogenea, confusa, instabile e priva di una visione al futuro: è giunto il momento di finire di chiederci: “Cos’è l’Europa” e cominciare piuttosto a domandarsi: “Come vogliamo essere Europa?”.