Bruno Loi

Generale - 14 dicembre 2015

“Amore per la patria, cimento ambizione, desiderio di servire la comunità: per una vita da militare bisogna possedere una decisa vocazione!”. Così ci si presenta, descrivendo l’esperienza di un mestiere incarnato tutta la vita, il Generale Bruno Loi: uomo pragmatico e pieno di umana comprensione, ferreo e devoto alla patria, leader intelligente e pioneristico.
Dopo ampie considerazioni sui valori dell’etica militare, il Generale Bruno Loi è entrato nel vivo dell’arte del comando. Le competenze professionali devono essere unite a quello psicologiche, alla virtus, che fanno di un uomo e di un dirigente un comandante; non manca però di ricordare che oltre alla tecnica e al carisma è necessaria anche la Felicitas: quella fortuna che porta l’arte militare nella pratica dove tutto è mutevole perché specchio della varietà umana.
Attraverso le sue parole riviviamo gli episodi salienti dell’ “Operazione Ibis – UNOSOM II” dell’ONU svoltasi in Somalia tra il ’92 e il ’93; celebri e controversi gli scontri a fuoco del Checkpoint Pasta in cui persero la vita tre militari italiani. Il Generale, paracadutista della “Folgore”, con sincera passione vuole riabilitare l’onore e le capacità dell’Esercito Italiano durante quella missione. Si tratta di un unicum l’approccio che il Generale Loi adottò in Somalia: “Disciplina delle intelligenze” la definisce: tra le oltre ventisette nazioni coinvolte dall’ONU, solo l’Italia riuscì a riunire in ogni azione apporti militari, approccio antropologico, ricerca di un contatto pacifico con la popolazione, disciplina partecipativa, consapevolezza, responsabilità da parte di ogni soldato, aiuti umanitari.
Il concetto di disciplina del Generale Loi è comprensione e condivisione di un ordine e di una strategia, nonché di valori etici e militare, da parte di ogni soldato, una perfetta rete di scambio e condivisione che produce rispetto reciproco e capacità di azione immediata, sicura, motivata e sempre compresa e svolta al meglio. Il Generale racconta come spesso fu difficile collaborare con altre nazioni attive sul luogo ma impreparate o inaffidabili. Il soldato italiano non è un mero esecutore di ordini, li comprende e li matura prima di portarli a termine: la sua forza non è solo nella strategia e nell’armamento, sta nel comprendere che la pace non è una condizione di stasi in cui si attende di combattere, la pace si deve creare continuamente e continuamente si deve difendere.